NON CANCELLARE
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Il progetto si propone come il primo di un appuntamento annuale. La permanenza in Giappone di 10 giorni, verrà divisa in due momenti: i primi quattro giorni, dedicati alla pratica dell’Aikidō, in un vero e proprio dōjo, il Saku Dōjo di Endo Seishirō Sensei; mentre i rimanenti quattro giorni, si “vive” la cultura giapponese tra Tōkyō ed altri luoghi scelti sul tema dei samurai e del Budō…… continua
L’idea è quella di isolare le competenze di Jo e Bokken, definendo un programma che parta dalle basi del lavoro aikidoistico armato, passi per lo studio formalizzato del Kenjutsu, dello Iaijutsu e del Jojutsu, e si evolva fino alla pratica libera di concatenazioni, jyuwaza e randori. Ovviamente il punto focale sembrava una Mission Impossible: strutturare un percorso che permettesse di conservare la tradizione, la sicurezza e la formalizzazione ed al contempo affiancasse e supportasse l’ idea di un Aikido Vivo….continua
In Aikido, si sa, non esiste il combattimento.cQuesta frase, usata ed abusata a destra e a manca, comporta una serie di riflessioni tra l'interessante e l'inquietante. Prendiamo i dati di fatto. In Aikido non esistono gare di combattimento. Non ci sono regolamenti, non ci sono categorie e non ci sono coppe in palio. E fin qui tutto ok. Nel 99,9% dei casi, i ruoli di tori ed uke sono ben definiti e l'uno esiste in funzione dell'altro. Esiste il kaeshi waza, è vero, ma esso è allenabile solo in funzione di parametri dati, come lo studio di una determinata forma da ribaltare o di un determinato errore da sanzionare, e non è assoluto e scientifico. E pure qui, nessun problema.Dunque quale momento resta ad un aikidoka per mettere in gioco il proprio sapere in situazioni AIKIDOISTICHE, ma non preordinate? Il Randori ed il Jyuwaza. E qui cominciano i casini....continua
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